Overture.

15 03 2010
Ego.

Scorcio d'Estate.

Problemi di connettività mi hanno tenuto fuori da questa mia dimensione telematica. Ne ho sofferto assai, ma ora posso riprendere al massimo. Fortuna vuole che ciò coincida con l’apertura della mia stagione in ambito competitivo. Dopo esser stato contattato dall’unica squadra presente sul territorio – ahimé, ancora in costruzione -, è la volta di testare il ritmo gara di quest’anno nel Giro del Monte Stella. Preparatevi un attimo psicologicamente, poi leggete. Io ormai c’ho fatto l’abitudine, la notte ci penso più degli UFO. Tabellino di ben 200 km. E già quì, potremo fermarci; e invece no! Iperionico dislivello dell’incredibile cifra de 2300 m. Da prassi è una formula Randoneé Slow, ma vi assicuro che la si corre come una granfondo. Ieri poi, nella tant’attesa uscita domenicale, siamo andati in ricognizione sugli stessi luoghi della corsa. Corsa che avrà il via la prossima Domenica alle ore 8.00. Nessuna aspirazione se non quella di valutare la mia condizione in vista dell’Estate. Lascerò seguiti.

Veniamo dunque all’imminente passato, per usare un’ipallage. Riporto paro paro ciò che il mio amato taccuino segna:

• 28 / 02 – 113.35 km; av. 26.6 km / h; 805 m disl. ( Ogliastro Cilento );
• 01 / 03 – 33.76 km; av. 25.7 km / h; 15 m disl., scarico;
• 02 / 03 – 56.59 km; av. 27.3 km / h; 510 m disl. ( Montecorvino Rovella );
• 03 / 03 – 43.71 km; av. 27.1 km / h; 430 m disl. ( Cologna );
• 07 / 03 – 141.37 km; av. 28.8 km / h; 990 m disl. ( Colle S. Pietro, Castellabbate );
• 12 / 03 – 56.38 km; av. 30.1 km / h; 680 m disl. ( Santa Tecla, Casa Manzo Belvedere );
• 14 / 03 – 108.72 km; av. 28.0 km / h; 1130 m disl. ( Capaccio Trentinara );
• 15 / 03 – 31.11 km; av. 26.2 km / h; 350 m disl., scarico ( Casa Manzo Belvedere );

Insomma, oggi ho respirato l’Estate. Quella annichilente spleen dei mesi passati è ora una brutta sensazione andata via col vento. Fremo per il week-end, alla quale dovrò arrivare tonico ma col pieno di benzina, ragion per cui mi riservo al solo domani la seduta di Sfr abbinata ad uscita lunga con rigido dislivello. Verrà poi il Mercoledì di recupero, ed un Giovedì con vaga simulazione di pendenze ( si spera in un San Bartolomeo ). Spero di consacrare poi i due giorni precedenti l’evento ad un assoluta ed esplosiva agilità. Previsione di forma per Domenica: 80%. Dovrebbe bastare. Almeno spero. Ho negli occhi i soffi di Eolo su a Trentinara, e quella tremenda fattucchiera di Capaccio che ti maledice dopo aver già nelle gambe 10000 m di pendenza.





Domenica.

18 01 2010
Baia di Trentova.

Haute prelude a la vitesse.

La domenica del ciclista rende degno quel tanto caro a Leopardi Sabato del villaggio.
La domenica del ciclista è altamente contagiosa, tanto quanto le moli di mercurio immesse in una biosfera locale dall’innesco di una bomba H.
La domenica del ciclista è poesia, passione, una maniacale essenza.
La domenica del ciclista è follia alla stato puro.
La domenica del ciclista è indescrivibile.

Finalmente ci siamo. Si vede, si sente, si percepisce. Lo capisci dalla Gazzetta che sforna pagine sul Down Under, lo comprendi da quella malsana e metafisica forza che ti si avvinghia intorno e ti porta dire: « Ma come faccio a stare a casa co’ ‘sto tempo? ». La stagione è tornata appena. L’ho incontrata proprio ieri per i tornanti della Baia. M’era a fianco, novella, mentre da solo scollinavo su per il colle agropolese; mi ha confidato che quest’anno ho iniziato forte, e che posso permetterlo, non ho ben compreso se profetizzava qualcosa oppure mi stava semplicemente schernendo. Chi vivrà, vedrà.

Bando alle ciance ora, questa terza domenica di Gennaio parla da sé. Sveglia presto, dopo almeno cinque giorni di brio per la giornata stessa: in cui avevo – giustamente – preveduto una reunion generale che non avveniva praticamente dai primi settembrini. 18 ciclisti. Manca solamente il mitico Chianchiere, intento in chissà quale alternativa attività. Latte & Saccottino, come da prassi, pane e marmellata in saccoccia, con un piccolo rifornimento di Ritter al wafer – compratelo, è buonissimo! -. Appena scorgo il plotone, dopo una veloce serpentina per scendere da Giovi, alla quale segue un esordio dei miei alle spalle dell’idolo ( Vincenzo il Barbiere ), non posso evitare un ghigno sorridente; quindi, sospiro. Un, due, tre, pronti via. Tra una risata e l’altra col Barbiere, Carlo e Pietrollo, e quattro, cinque, mie tirate, giunge con immanente fermezza il momento di stasi in cui le varie proposte di excursus vengono metabolizzate. Per mia immensa fortuna, si sceglie come meta Baia di Trentova, praticamente un muro cucito alle mie gambe. E dunque s’arriva a Capaccio, Aldino e pochi altri vanno via, non se la sentono, ancora fuori forma. Il bello è lì sull’angolo. Proseguendo verso Agropoli, c’è uno strappetto tutto curve: si inizia a sentire lo sguainarsi dei fioretti. Alessandro difatti, che si trovava, guarda un po’ – avrà tirato per il 40% del viaggio – in avanti, mette subito il turbo, prendendo a macinare ad un’agilità incredibile. Io non resisto al primo richiamo della natura, e sicché ero troppo dietro – 3/4 di gruppo -, do’ sfoggio del mio amato spunto veloce – in tornante -, con cui, modestamente, riesco a trovare le ruote del grimpeur di giornata. Bruno, a sua volta, mi si fa sotto, e più dietro, un caparbio Vito con Carletto e l’intramontabile Nonno. Nel plotone ci saranno 8 persone ora. Una discesa ed un alquanto breve falsopiano ci immettono sulla meta. Eccole. Le chiatte del Cilento, grasse e tonde. Il Nonno ci raggiunge, anche Carletto mi pare; non che noi avessimo rallentato. La strada si inerpica al 6%, per circa 4 km con punte al 8%. Lo sguardo si posa a destr’e a manca. Parto. I pieni polmoni imbastiscono una gasata e pizzicante brezza mattutina: l’idillio. Sui 35 – 36 km/h. Non mi spremo più di tanto, perché sono sicuro che, senza il 50, i mostri dietro mi avrebbero comunque ripreso, tuttavia riesco a percorrere 2 km in solitudine, e scollino con i primi nonostante i ripetuti scatti altrui. Discesa ripidissima, che premonisce un’adeguata sosta al bar. 20 minuti e si riprende. Sto dietro a prendermi un po’ di fiato, risanando quello che ho speso. L’apice è col Barbiere; « Ne’ Barbie’, ma se troviamo la Ciclistica ci attacchiamo? », « Azz. E tu me lo dici a me! ». E così fu. Verso Eboli passano i 30 della Ciclistica Salernitana, creando per qualche secondo una massa vagante di biciclette – 50 componenti -. Caso vuole che, per qualche strana legge fisica, venti secondi prima del debutto dei Biancoblu, al buon vecchio Barbiere gli sia balenata l’idea – dopo 70 km di beneamato stare dietro tutto e tutti, dannato succhiaruote – di andare a trainare l’armata. « Eccolo, mo s’attacca. » bofonchio a Bruno. Non esito ad uscire sulla sinistra, congendandomi dai compagni di ventura con un mio tipico “Signori, a dopo!”. Dunque m’immetto in quel treno. Andatura fissa per loro, mai inferiore ai 36 – 37 km/h. Sia chiaro che non erano reduci da Trentova. Come previsto, sono con me il Barbiere, il Nonno e Bruno. Da Battipaglia inizia il walzer. Vai col 50. Primo scatto ai 43 km/h. Rimaniamo in dieci. Bruno è a farsi la doccia, il Barbiere lotta, a dir la verità non tanto, per tenere. Battezzo la ruota del Nonno, che l’alterno ad uno sconosciuto con una Bianchi bella bella montata Bora Ultra. Seconda frustata, lievemente più fiacca. « Ciao Barbié. ». Giunti al Villaggio del Sole si va di volata, toccando i 46 km/h. Woooh! Poi si placano le acque, a differenza del mare che s’agita come un merluzzo appena pescato. Il Nonno mi guarda e sbuffa. Se la ride. Me la rido. Magnifico tour de force. Giriamo alla rotonda aspettando il peloton. Ricomposti, la domenica si chiude con immancabile lasagna.

107 km.








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